Vendita cibi da asporto e a domicilio, dal Mef apertura sull’Iva agevolata al 10 per cento
A causa delle limitazioni imposte dall’emergenza Coronavirus, che prevedono chiusure totali o parziali delle attività di ristorazione, la vendita di cibi da asporto o con consegna a domicilio possono rientrare nell’applicazione dell’Iva agevolata al 10 per cento invece dell’aliquota ordinaria. L’indicazione è contenuta in una risposta del sottosegretario del Ministero delle Finanze, Alessio Villarosa, a un question time (n. 5/05007 del 18 novembre 2020) in Commissione Finanze alla Camera.
In particolare, nella risposta viene precisato che “tenuto conto che la riduzione dei coperti per il rispetto degli stringenti vincoli igienico-sanitari per la somministrazione in loco degli alimenti, la vendita da asporto e la consegna a domicilio rappresentano modalità integrative mediante le quali i titolari dei suddetti esercizi possono svolgere la loro attività, anche se dotati di locali, strutture, personale e competenze astrattamente caratterizzanti lo svolgimento dell’attività di somministrazione, abitualmente svolta dagli stessi”. Entrambe le ipotesi, pertanto, “possono rientrare nell’applicazione delle aliquote ridotte ai sensi del punto 12-bis o ai sensi del punto 1 dell’allegato III della direttiva IVA che elenca beni e servizi ai quali è possibile applicare l’aliquota ridotta in conformità dell’art. 98 della direttiva IVA” (n. 2006/112/CE).
A sostegno di tale interpretazione si richiama la sentenza del 10 marzo 2011 della Corte di giustizia nelle cause riunite C-497 e C-502/09. La Corte, tuttavia, è stata recentemente investita da un giudice polacco nella causa C-703/19, rispetto al trattamento Iva dei casi di asporto in caso di strutture adibite a ristorazione.